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Nazione
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Il termine mwdqnazione (dal mwdglatino mwdwnatio «nascita») si riferisce ad una mweacomunità di mweqindividui che condividono alcune caratteristiche come il mwegluogo geografico, la mwewcultura (cioè la mwfalingua, la mwfqreligione, la mwfgstoria e le mwfwtradizioni), l'mwgaetnia ed, eventualmente, un mwgqgoverno.cite-ref-1[1]

Contents

Note

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Definizioni

Per la tesi funzionalista la nazione è un mwiqmanufatto culturale caratterizzato da «forme di lealtà collettiva e di vincoli comunitari di stampo nazionale, in grado di garantire il miracolo, in senso politico, della diversità nell'unità»cite-ref-2[2]. In questo senso la nazione assolverebbe la funzione di modello politico al tempo stesso pragmatico e razionale: uno "stato sovrano" che può far riferimento a un popolo, a un'mwjgetnia, a una mwjwtribù con una mwkadiscendenza, una lingua e una mwkqstoria in comune.cite-ref-3[3]

Una differente corrente di pensiero, legata a pensatori riconducibili a diverse espressioni politico-culturali, fa riferimento alla nazione in quanto realtà eterna e immortale non in senso metaforico, ma letterale: per essi l'idea di nazione sarebbe oggettiva (e non frutto di un mwlwatto performativo radicato nel tempo e nella mwmastoria), in quanto tra le sue caratteristiche necessarie vi sarebbe il concetto di mwmqsangue (mwmgHerder) o di «consanguineità» (mwmwMeinecke).cite-ref-4[4]

Un'altra mwoqdefinizione vede la nazione come una «mwogcomunità di mwowindividui di una o più nazionalità con un suo proprio mwpaterritorio e mwpqgoverno» o anche «una tribù o una mwpgfederazione di tribù (come quella degli mwpwindiani nordamericani)».cite-ref-5[5] È appoggiandosi a tali nozioni che si è sviluppato negli anni '70 il concetto di mwramicronazione.

Alcuni mwrgautori, come mwrwJürgen Habermas, considerando obsoleta la nozione mwsatradizionale di nazione, si riferiscono a essa come a un libero mwsqcontratto sociale tra mwsgpopoli che si riconoscono in una mwswCostituzione comunecite-ref-6[6]. Tale mwuaconcetto, in questo caso, si estenderebbe anche a quello di mwuqpatria e il mwugpatriottismo nazionalecite-ref-7[7].

Caratteristiche

L'idea di nazione matura nel tempo e si vale di mwwqarchetipi linguistici, letterari, comunitari e politici. Essa opera grazie al concetto di "mwwggruppo di appartenenza": ciò prevede un profondo senso del "mwwwnoi", mwxapace e ordine al suo interno, una serie di mwxqsimboli e mwxgmiti comuni, la garanzia di protezione e la consapevolezza della durevolezza nel mwxwtempo della nazione rispetto ai singoli individui.

La giustificazione storica della nazione è fornita da opere mwyqletterarie, da mwygpoesie e da mwywcanti, composti anche in un passato molto lontano ma che mwzavengono rapportati al presente; classica mwzqgiustificazione della nazione tedesca è riscontrabile nella mwzgmwzwGermania di mwaaTacito, in cui i popoli abitanti nel cuore dell'mwaqEuropa vengono esaltati come valorosi, leali e incorrotti: è probabile che Tacito abbia voluto in questo modo fare una critica della mwagsocietà romana, dando comunque materiale ai tedeschi per legittimare la propria superiorità.

Il senso del "mwbanoi" si sviluppa nella popolazione spesso grazie al confronto con il "mwbqgruppo esterno", che alle volte assume la forma di un odiato nemico. Un esempio può trovarsi nella storica rivalità tra mwbgnazione francese e mwbwnazione tedesca: entrambe hanno caratterizzato la loro identità nell'ostilità rispetto al vicino.

mwcqErnest Renan definisce nazione come l'mwcganima e il principio mwcwspirituale di un mwdapopolo, che gode di una ricca eredità di ricordi e del consenso attuale. Ne consegue che la nazione esiste finché trova posto nella mwdqmente e nel mwdgcuore delle persone che la compongono.

Il concetto di nazione nella storia

Antichità e testi sacri

L'archetipo della nazione d'Israele

La mwewmwfaBibbia descrive il concetto di nazione (mwfqnationes o mwfggentes) come "mwfwuna delle grandi divisioni mwganaturali della specie umana uscita dalle mani di mwgqDio creatore, espressione della diversità visibile della mwggsocietà umana sulla mwgwterra". Le nazioni sono il risultato della divisione dell'umanità in schiatte, mwhastirpi e popoli, come il mwhqfrutto del superamento dell'unità originaria del genere umano.

La mwhwmwiaGenesi racconta del passaggio da un primitivo universalismo a una dispersione dei popoli, causata forse nel tempo attraverso la discendenza dei figli di mwiqNoè, sopravvissuti con lui al mwigDiluvio universale, o repentinamente dall'edificazione della mwiwtorre di Babele. Lmwja'mwjqmwjgApocalisse di mwjwSan Giovanni pronostica un ripristino dell'antico mwkauniversalismo, secondo un piano di salvezza che riguarderà tutte le nazioni e non soltanto il popolo d'mwkqIsraele.

Di preferenza, nelle mwkwSacre scritture il termine "nazione" ricorre per indicare i nemici mwlapagani del popolo eletto, quelle nazioni, cioè, che non riconoscono Dio e la sua potenza. Il popolo di Dio deve lottare e combattere le nazioni per difendersi dalla sottomissione e dall'errore. Tutto ciò riconduce a un sentimento di mwlqnazionalismo.

La nazione di Israele nasce come "mwlwlega sacra" tra le varie mwmatribù ebraiche, su una base al tempo stesso mwmqetnica e mwmgreligiosa. Sarà questa unione culturale (variabile culturale) a tenere unito il popolo di Dio, anche in assenza di una forma politica stabile.

Grecia

Possiamo tradurre in mwnqgreco il termine nazione con "mwngethnos", sebbene questa mwnwvoce abbia assunto un elevato numero di connotazioni: popolo (greco o mwoabarbaro), forme politiche associative non riconducibili alle mwoqmwogpolis, ma anche un popolo o una comunità etnica con un proprio statuto politico-giuridico e un'autonoma struttura mwowcostituzionale. Il termine mwpaethnos indica non tanto "mwpquna popolazione dispersa su un territorio esteso, che vive in villaggi e unita da legami politici deboli e intermittenti", quanto un insieme, etnicamente omogeneo, di comunità politiche locali, con un'identità mwpgpolitica fondata essenzialmente sull'elemento territoriale. Il termine mwpwmwqaghenos indica la comune discendenza, la provenienza da uno stesso ceppo, i vincoli di mwqqsangue, ma generalmente non esprime vincoli di appartenenza politica.

I differenti popoli che formano la nazione (mwqwethnos) mwraellenica sono accomunati su vincoli di sangue (variabile naturale) più che da legami di tipo culturale o politico territoriale.

L'evento che più di ogni altro ha unito i mwrggreci in un sentimento unitario, sono state le mwrwGuerre persiane. mwsaSocrate distingue la rivalità interna e la definisce "mwsqdiscordia", dalla minaccia di altri popoli, che chiama "mwsgmwswguerra". La superiorità culturale e politica dei greci rispetto ai mwtabarbari favorisce un sentimento di unione non solo di sangue, ma anche politica e culturale, che si perpetuerà oltre la contingenza persiana, anche se non si raggiungerà mai la realizzazione di una nazione in senso proprio, libera da conflitti interni e rivolta a un espansionismo esterno.

Roma

È nel mwtwmondo romano che il termine nazione fa la sua comparsa per la prima volta e viene utilizzato con sfumature diverse. Nel suo significato immediato la mwuanatio richiama la nascita e l'origine, la comunità di diritto alla quale si appartiene per vincolo di sangue, secondo uno degli usi restrittivi che già si trova nella tradizione biblica. Nell'uso romano la mwuqnatio è anche la terra nella quale si è nati, il luogo d'origine, di appartenenza o di provenienza. Generalmente mwugnatio viene utilizzato per indicare le popolazioni straniere, mwuwalleate o sottomesse a mwvaRoma. Altre volte indica popolazioni ostili alla mwvqRes pubblica, o popolazioni barbare e arretrate.

A differenza di mwvwmwwagens, che indica una stirpe intera (ad esempio la mwwqgens Germanica), mwwgnatio indica le singole mwwwtribù.

Il termine mwxqnatio ha assunto dunque valenze e connotazioni diverse, che indicavano l'esistenza di vincoli di appartenenza politica basati sul sangue, sull'affiliazione tribale e sui legami territoriali, ma non la presenza di un ordine politico complesso e articolato, di un livello di mwxgciviltà lontanamente paragonabile a quello romano. Questo spiega perché, per indicare mwxwRoma, il sostantivo mwyanatio venga sostituito da mwyqcivitas, mwygpatria, mwywres pubblica, mwzaUrbs.

Medioevo

Il mwzwMedioevo è un periodo di mezzo fra il mw0amito dell'universalismo (realizzato antecedentemente sotto forma di impero) e il particolarismo nazionale che si realizzerà nei secoli a venire. È un periodo importante, che pone le basi per i successivi mutamenti storici e sociali. Tra l'età tardoromana e l'inizio dell'mw0qAlto medioevo vanno ricercati i fattori e gli elementi dalla cui combinazione scaturirà in seguito la maggior parte delle nazioni storiche che ancora oggi compongono la mw0gcarta politica dell'mw0wEuropa.

Secondo i romantici, il Medioevo è il periodo d'elezione per studiare la formazione di buona parte degli stati europei.

Le nationes universitarie

Le mw2qnationes universitarie, sorte nelle mw2wUniversità medievali d'mw3aEuropa dal mw3qXIII secolo in avanti, sono una delle espressioni storicamente più significative del compromesso tra mw3guniversalismo e particolarismo: particolarismo dettato dalla loro provenienza territoriale; universalismo caratterizzato dal sapere (universale appunto).

Gli mw4amw4qscholares vagantes si mw4gmuovono da tutta Europa per apprendere nelle diverse città europee gli insegnamenti impartiti da magistri a loro volta provenienti da ogni paese.

Al tempo stesso, le corporazioni e associazioni - cui gli studenti davano vita nelle città che li ospitavano per difendersi reciprocamente dalle pressioni dei poteri locali - tendono a strutturarsi in funzione della loro differente provenienza geografica, sulla base dunque della terra d'origine, della lingua materna e della diversità di costumi. L'università divenne perciò il centro e il punto di partenza dell'organizzazione nazionale.

Le nationes mercantili e conciliari

Più rilevante è stata la funzione svolta dalle mw5wnationes mercantili. Occorre infatti ricordare che con il termine "nazioni" in passato si intendevano anche associazioni di mercanti aventi la stessa nazionalità e residenti in uno Stato estero per motivi di commercio verso il cui governo erano rappresentati da propri consoli (diversi dalle rappresentanze statali presso altri stati).

Si tratta di comunità forestiere composte da commercianti e operatori economici stabilmente insediate all'estero.

Queste le similitudini con le mw6gnationes universitarie:

• Nascita spontanea, volontaria e limitata nel tempo;
• Garantire assistenza e tutelare gli interessi professionali;
• L'aggregazione avviene in base a criteri linguistico-territoriali;

In generale, le mw8anationes mercantili hanno avuto un ruolo più spiccatamente politico-rappresentativo: non si sono limitate alla salvaguardia dei privilegi e delle concessioni ottenuti dal potere locale o al perseguimento di comuni obiettivi materiali, ma hanno anche perseguito lo sviluppo delle relazioni economiche e politico-diplomatiche tra paesi e la definizione di modelli socioculturali e d'identità politico-territoriali. Si può dunque dire che hanno storicamente contribuito alla costruzione della futura Europa delle nazioni.

Agli interessi dei commercianti si affianca la solidarietà patriottica, l'affinità culturale e religiosa, una lingua comune e un comune sentimento riferiti a una città/regione/nazione.

Il principio qui stabilito, se da un lato dimostra come in questa fase storica l'appartenenza (o mw8widentità) nazionale sia ancora priva di rilevanti connotazioni politiche, dall'altro conferma come i valori etnolinguistici, che sono alla base di quella che potremmo definire l'idea di nazione culturale, fossero già pienamente attivi nella mente delle classi dirigenti e dei ceti intellettuali dell'epoca.

Dalla Riforma alla Rivoluzione

A partire dal '500 fenomeni come l'accentramento del potere politico nelle mani dei sovrani, l'affinamento letterario delle lingue vernacolari, il radicamento su base territoriale delle chiese riformate producono, su gran parte del territorio europeo, il progressivo consolidarsi del sentimento collettivo e della coscienza unitaria di sempre più vaste comunità umane, che cominciano ad assumere una fisionomia e un'identità nazionale.

In mw9wMachiavelli, il termine nazione assume un significato generale ed estensivo poiché si riferisce a collettività straniere, a popolazioni e a paesi oppure può richiamare una o più comunità con la loro particolare fisionomia storica e culturale. Nazione indica dunque differenze linguistiche e territoriali, diversità culturali, ma anche la continuità storica che caratterizza la vita di un popolo rendendolo specifico e differente dagli altri.

In mw-qGuicciardini, oltre agli usi scontati (luogo di nascita, paese di appartenenza, popolazioni barbare straniere), nazione indica anche una comunità etnico-territoriale distinta dal punto di vista della cultura. (Gli Svizzeri si alleano col Ducato di Milano per respingere i Francesi).

Con la nascita delle "chiese nazionali" (mw-wcuius regio, eius religio), poi, avviene un distacco teologico ma anche politico e linguistico. Si rafforza il senso di appartenenza.

In questa fase è possibile individuare una profondità storica: il termine nazione non indica soltanto coloro che su un dato territorio condividono la stessa lingua, gli stessi costumi e la stessa religione, ma un insieme di caratteri e di legami che rimanda ad un passato percepito come unico e peculiare, con una sua forza vincolante.

Per il periodo storico compreso tra Rinascimento e Rivoluzione francese si possono distinguere tre modelli o varianti del concetto di nazione:

• Nazione statale: la nazione si forma sotto la spinta dello Stato. La crescita del sentimento nazionale è proporzionale alla crescita dello Stato (territoriale). Es. Inghilterra;cite-ref-8[8]
• Nazione culturale: sviluppata in quegli stati in cui il modello politico statuale si è sviluppato con maggiore ritardo (Germania, Italia). La nazione coincide in questo caso con una comunità popolare basata sulla cultura, sulla lingua e sulle tradizioni storiche.
• Nazione politica sovrana: la nazione costituisce un'unione volontaria di cittadini che si pone, al posto dell'antico sovrano, come fondamento esclusivo dello Stato. Da qui si sviluppa una sovranità politica: per esempio la Francia rivoluzionaria.

La nazione culturale

Si sviluppa nel '700 la concezione culturale della nazione. Fonda la sua coesione sulla lingua, sulla cultura e sulla tradizione (mwaqgHerder), non sull'astratta rigidità di un'obbligazione politica (Kulturnation). Secondo mwaqkJohann Gottfried Herder nella vita di una nazione l'unità di cultura e di lingua viene prima dell'unità politica, dello Stato e della costituzione. I vincoli culturali sono più stabili e duraturi di quelli istituzionali. Esempi di nazione culturale, per lui, sono Germania e Italia. Herder teorizza la nazione come un fattore di progresso civile e morale, nonché come un tramite fra l'individuo e l'umanità. Realizzando sé stesso all'interno di una realtà sociale culturalmente omogenea e spiritualmente coesa, l'uomo può così più facilmente attingere alla dimensione dell'universalità e realizzare la sua natura sociale (visione universalistica).

La nazione politica - Visione romantica di Rousseau

Rousseau pone al centro la volontà degli individui che vi fanno parte (volontà di costituire una nazione), piuttosto che la natura e la storia, come fattore fondante della nazione politicamente intesa. Richiamandosi al sentimento piuttosto che alla ragione, mwaqwRousseau sottolinea l'importanza che le istituzioni, la volontà politica e un agire sociale collettivo sorretto dalla passione comune e dalla consapevolezza di sé e della propria identità rivestono nel salvaguardare e rafforzare il sentimento di appartenenza nazionale di qualunque identità politica. A proposito delle diversità dei popoli, Rousseau afferma che sono le forme di governo, i sistemi di legislazione e le leggi che devono adattarsi allo spirito dei popoli e al loro carattere.

Per mwaq4Sieyès il terzo Stato rappresenta la nazione intesa proprio come un organo assoluto senza il quale lo Stato non esisterebbe. Gli ordini privilegiati sono qualcosa di esterno alla nazione: minoranza infima e inutile. Ciò che per lui lega una nazione non è dunque la comune origine storica, la lingua, i costumi o il territorio, ma la volontà degli individui, tutti ugualmente liberi: volontà non alimentata da retaggi storici, ma da sé stessa.

Ottocento

In seguito al periodo rivoluzionario, il campo semantico del termine nazione si allarga notevolmente: da semplice realtà collettiva caratterizzata da usi e costumi, la nazione passa a soggetto originario dell'organizzazione della società, diventando la comunità fondamentale che legittima le istituzioni che organizzano la vita collettiva.

Essa appare quindi in associazione con altri termini: popolo, patria, mwarilibertà, mwarmcittadinanza, Stato, volontà, sovranità.

Aspetto terminologico

Nel mwaryXIX secolo il concetto di nazione diventa globale e inclusivo in corrispondenza della nascita degli stati-nazione. Indica quindi la totalità degli abitanti di un paese, si avvicina al concetto di mwarccittadinanza e spesso si rivela indipendentemente da componenti culturali o etniche. Dunque nazione coincide sempre più con "insieme dei cittadini" o "popolo", il quale assume la valenza di un soggetto politico unitario composto da uguali. Al contempo la nazione si compenetra alla mwargpatria. Nasce il mwarknazionalismo.

Aspetto relativo al contesto in cui si impone la nazione

Dinanzi ai mutamenti legati alla rivoluzione industriale (sviluppi trasporti, comunicazioni di massa, urbanizzazione), la nazione rimane un punto di riferimento per i cittadini. Innanzi ai mutamenti sociali ed all'attivismo politico di nuovi ceti e gruppi sociali di matrice borghese, la nazione viene presentata come fattore di integrazione socioculturale innanzi alla disgregazione della rivoluzione industriale.

La nazione ha bisogno di basi storiche e culturali su cui radicarsi: si hanno quindi costruzioni più o meno spontanee da parte di poeti, storici, scrittori, filosofi, linguisti e filologi (ed mwar0intellettuali tutti). Dunque per dare radici storiche a qualcosa di già esistente, si verifica la nazionalizzazione (attribuire un significato nazionale) dei miti del passato.

Alcuni approcci alla nazione elaborati nel sec. XIX

La nazione romantica

Nella visione illuministica, la nazione è proposta come realtà nella quale si riconoscono gli esseri illuminati e i popoli i cui costumi siano stati segnati dalla logica del progresso storico. Nella visione romantica, si vede la nazione come sfera di appartenenza particolaristica ma non esclusiva. La nazione non può fare a meno di entrare in rapporto con la cultura e lo spirito delle altre nazioni e degli altri popoli, insieme con i quali essa costituisce un più vasto organismo vivente. I popoli possono vivere in armonia mantenendo la propria individualità.

Al momento del passaggio dallo spirito cosmopolitico settecentesco al nazionalismo ottocentesco mwasmFichte teorizza che solo la nazione tedesca (grazie alla sua superiorità linguistica e culturale, ecc.) può fare da guida politico-spirituale a beneficio dell'intero genere umano. Realizzare il cosmopolitismo partendo dal nazionalismo. La Germania è superiore: dunque è l'unica in grado di generare quell'universalità.

La superiorità linguistica della nazione tedesca, secondo Fichte, è legata alla capacità dellmwasu'mwasyUrvolk ("popolo originario") di mantenere e salvaguardare la propria lingua originaria (mwascUrsprache) da influssi stranieri, restando stanziati sul territorio d'appartenenza, a differenza di altri ceppi germanici che, migrando, hanno favorito il modificarsi non solo delle proprie abitudini comportamentali, ma anche della propria lingua. Dunque, il popolo tedesco è l'unico popolo, il popolo non corrotto dal progresso e dalle regole.

Nazione, libertà, umanità

Le differenze fra nazione culturale e politica non sono così individuabili da un punto di vista dell'analisi pratica (sangue e volontà si mescolano).

La nazione italiana è vista non come qualcosa da costruire mwassex novo, ma è una comunità naturale che deve essere risvegliata dandole uno Stato e un assetto politico unitario. Per gli autori italiani, il termine nazione è unito alla libertà, alla politica e allo Stato. Al contrario degli intellettuali tedeschi come Herder, quelli italiani pensano che le variabili culturali siano solo un punto di partenza per giungere a una nazione in senso politico, libera e sovrana, dotata di istituzioni e di un governo che ne rispecchi la specificità.

Per mwas0Mancini, le nazioni costituiscono una dimensione naturale e necessaria della storia umana, la cui vitalità storica dipende tuttavia dalla loro libertà e indipendenza: dal fatto, cioè, di essere non un mero aggregato di fattori naturali e storici (territorio, lingua, ecc.), bensì un corpo politico e di possedere un governo, una volontà giuridica e leggi proprie. Senza lo Stato, la nazione rischia di restare un corpo inanimato.

mwas8Mazzini vede nella nazione la base politica della sovranità popolare e dello stato democratico: "Per nazione noi intendiamo l'universalità de' cittadini parlanti la stessa favella, associati, con eguaglianza di diritti politici, all'intento comune di sviluppare e perfezionare progressivamente le forze sociali e l'attività di quelle forze."

C'è quindi una differenza fra Mazzini e mwateSieyès. Per Sieyès il soggetto storico che fa nascere la nazione attraverso la volontà sono i cittadini (liberi e uguali); per Mazzini è invece il popolo, inteso unitariamente come titolare di diritti e doveri che trascendono quelli dei singoli individui, popolo come espressione di una nuova epoca storica. Funzione pedagogica della nazione, per Mazzini, è il fatto che essa educa l'uomo al sacrificio, al dovere e all'mwatietica in funzione della comunità.

Vicini a Mancini e Mazzini furono gli autori francesi, in particolare mwatqErnest Renan (vedasi la sua lezione alla mwatuSorbona del 1882).

Marxismo e questione nazionale

mwatgMarx vede la nazione come un progetto della classe borghese, la quale, proponendosi come classe dominante, conquista il controllo dello Stato, dei suoi apparati legali e produttivi, a scapito dei vecchi ceti feudali e aristocratici. La nazione non costituisce dunque una totalità omogenea: i proletari vi sono esclusi. In quanto prodotto borghese, la nazione è strettamente connessa alle dinamiche del sistema capitalistico e come tale questa verrà meno con il superamento del capitalismo. La nazione è dunque una realtà storico-politica contingente.

Il concetto di nazione nel diritto

Una nazione può essere rappresentata da uno mwatsStato, che garantisce un mwatwordinamento giuridico e ne afferma la mwat0sovranità: in tal caso si parla di mwat4Stato-nazione. Nell'uso quotidiano, però, erroneamente i termini come mwat8nazione, mwauastato e mwauepaese vengono usati spesso come sinonimi per indicare un territorio controllato da un singolo mwauigoverno, o gli abitanti di quel territorio o il mwaumgoverno stesso; in altre parole, per indicare lo mwauqStato. In senso stretto tuttavia, mwauunazione indica le persone, mentre mwauypaese indica il territorio e mwaucstato la legittima mwaugistituzione amministrativa. Per aumentare la confusione, i termini mwauknazionale e mwauointernazionale si applicano agli mwausStati.

Nonostante al giorno d'oggi molte nazioni coincidano con uno mwau0Stato, le cose non sono sempre andate così in passato e ancora oggi esistono nazioni senza Statocite-ref-9[9] e viceversa ci sono degli stati formati da più nazioni. Vi sono anche stati senza nazione. Oltre gli mwavqstati esistenti, alcuni mwavupartiti politici e mwavyassociazioni rivendicano di appartenere a nazioni senza Stato e, per quanto riguarda l'mwavcEuropa occidentale, si riuniscono nella mwavgConferenza delle nazioni senza stato d'Europa occidentale (CONSEU). L'organizzazione che raccoglie nazioni e popoli non rappresentati di tutto il mondo è l'mwavkOrganizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati (mwavoUNPO).

La spiegazione di questo mwavwprius, in termini di condizion necessaria ma non sufficiente della nascita di un ordinamento statuale, potrebbe risiedere nel modo in cui mwav0Costantino Mortati ravvisava nel concetto di nazione «una mera realtà mwav4sociologica»; ovvero "un’idea che, in quanto identifichi «un particolare modo di essere e di funzionare del popolo contrassegnato dagli stessi caratteri», precisa Mortati, «entra a comporre il sostrato di interessi e di sentimenti comuni, che si pongono a base dello stato-istituzione, senza però ancora riuscire a dargli vita»"cite-ref-10[10].

Note

cite-note-11. mwawkFederico Chabod, mwawoL'idea di Nazione Bari 1961.
cite-note-22. Alessandro Campi, mwaw4A cosa serve la nazione?, in mwaw8Nazione e patria. Idee da conservare, Rubbettino ed., Soveria Mannelli, 2023, p. 72.
cite-note-33. Il mwaxmWorld Book Dictionary definisce la nazione come “la mwaxqpopolazione che occupa uno stesso luogo geografico, unita sotto lo stesso mwaxugoverno, e parlante usualmente la stessa mwaxylingua
cite-note-44. mwaxomwaxsLA STORIA, vol.mwaxw 11, Mondadori, 2007, p.mwax0 16.
cite-note-55. Webster's New Encyclopedic Dictionary (trad en-WP).
cite-note-66. J. Habermas, mwayqLa costellazione post-nazionale, Milano, Feltrinelli, 1996.
cite-note-77. Esso verrebbe così rimpiazzato dal «patriottismo costituzionale»: tale sintagma, coniato dal mwaygpolitologo e mwaykgiornalista mwayoconservatore mwaystedesco Dolf Sternberger (1907-1989), fu completamente reinterpretato dal mway0filosofo tedesco mway4Jürgen Habermas alla luce di questa visione sovranazionale, ripresa anche da U. Beck, mway8La società cosmopolita. Prospettive dell'epoca post-nazionale, Bologna, Il Mulino, 2003.
cite-note-88. Stein Rokkan, mwazmTerritori, Nazioni, Partiti: verso un modello geopolitico dello sviluppo europeo, in "Rivista Italiana di Scienza Politica", X, n. 3, 1980
cite-note-99. mwazcmwazgmwazkIntervista con il Dott. G. Mayos, presidente Circolo di Barcellona di studi della nazione., su mwazoub.edu mwazs(archiviato dall'mwazwurl originale il 4 gennaio 2012).
cite-note-1010. mwaaaROBERTO D’ORAZIO, mwaaeA PROPOSITO DELLE “MATRICI CALABRESI” DI COSTANTINO MORTATI, NOMOS n. 3/2023, P. 4.

Bibliografia

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• mwaacFederico Chabod, L'idea di Nazione, Bari, Laterza, 1961.
• Pietro Grilli di Cortona, mwaakStati, nazioni e nazionalismi in Europa, Il Mulino, Bologna 2003.
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• mwabuAnthony D. Smith, Le origini etniche delle nazioni, Bologna, Il Mulino, 1998, ISBN 978-88-15-13881-1.

• mwabgLa nazione. Storia di un'idea, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007.

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Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-storianazione, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefenciclopedia-delle-scienze-socialiAnthony D. Smith, Nazione, in Enciclopedia delle scienze sociali, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1996.
• citerefdizionario-di-filosofianazione, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefdss(IT, DE, FR) Nazione, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.